Ecco il video che tutti (o quasi) aspettavate. LumsaNews compie dieci anni. La vita della redazione e le interviste agli ex praticanti oggi professionisti.
Uno strumento moderno e funzionale, insomma, ma sul quale gli istituti bancari investono poco o nulla, vuoi perché poco remunerativo – i prestiti oscillano in media fra 30 e 600 euro – vuoi perché dannoso per l’immagine aziendale, essendo considerato l’“ultima spiaggia” di chi ha fatto il passo più lungo della gamba. Negli ultimi quarant’anni, secondo l'organizzazione di categoria Assopegni, i monti di pietà sono diminuiti di 15 unità, passando da 50 a 35 in tutta Italia. Eppure dal 1999 il credito su pegno è considerato un’attività bancaria a tutti gli effetti, che qualsiasi istituto può esercitare in regime di libero mercato. A Roma il banco dei pegni fu istituito da Papa Paolo III Farnese nel 1593. Era l’epoca in cui i frati domenicani e francescani promuovevano questa forma di prestito per contrastare la piaga dell’usura. A distanza di secoli si trova ancora là, in piazza Monte di pietà, a due passi da Campo de’ Fiori. Quasi impossibile, senza andare di persona, ottenere al telefono anche solo il nome del direttore: “Non voglio problemi”, risponde un funzionario appena la segreteria cessa di diffondere ottimismo sulle note di “Don’t worry, be happy”. Il palazzo è antico e malandato, come si addice a uno dei quartieri più veraci della Capitale. Sulla facciata svetta il campanile a vela con l’orologio e un’epigrafe ricorda che il Monte è “Pauperum comodo istituto”, istituito a favore dei poveri. Dentro, grandi ambienti disadorni, un chiostro e una cappella barocca. I cartelli “prestanza preziosi”, “stima argenti e pellicce”, “sala vendite”, ricordano la destinazione dell’edificio.
FRANCIA E BELGIO SALVANO DEXIA. PERDE ANCORA UNICREDIT: -12,69
ROMA, 1 ott. 2008 - Recuperano i mercati dopo i 1000 miliardi di dollari bruciati a Wall Street nel “lunedì nero”. La borsa americana ha chiuso la seduta di ieri con forti rialzi: il Dow Jones ha segnato un +4,68%, il Nasdaq è salito del 4,97%, mentre l’S&P ha guadagnato il 5,27%. Solitamente ogni crollo di borsa attrae investitori a caccia di acquisti super scontati, ma la ripresa in atto segnala soprattutto che il mercato scommette sull’approvazione del piano del Governo Usa da parte del Congresso. Ieri il presidente George Bush ha fatto appello alla responsabilità dei parlamentari: “Se la nostra nazione continua in questa direzione, le conseguenze economiche saranno lunghe e dolorose”. Le ipotesi allo studio dopo la bocciatura del pacchetto da 700 miliardi non escludono nemmeno una manovra di riduzione dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, per riportare liquidità alle banche. Tuttavia il governatore Ben Bernanke non sembra intenzionato a farlo, dopo aver già abbassato il costo del denaro dal 5,25 al 2% in poco più di un anno. Più plausibile che la Federal Deposit Insurance – l’agenzia governativa che assicura i depositi bancari Usa – innalzi temporaneamente la soglia massima di assicurazione da 100mila a 250mila dollari. La proposta gode dell’appoggio di entrambi i candidati alla presidenza Barack Obama e John McCain, e aiuterebbe piccole imprese e risparmiatori a ritrovare la fiducia nel sistema del credito.
Dall’Europa arriva intanto l’appello delle istituzioni comunitarie a far presto: “La Commissione spera che una decisione venga presa rapidamente per l’interesse degli Stati Uniti e di tutto il mondo” ha detto il portavoce dell’Esecutivo comunitario Johannes Leitemberger, “deluso per la bocciatura del piano di Bush”. L’Unione si sta scoprendo sempre meno immune alla crisi in atto e aumentano i salvataggi pubblici degli istituti più esposti. Dopo il mega soccorso del gruppo bancario-assicurativo Fortis, per il quale i governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno sborsato 11.2 miliardi di euro, eri è stato il turno della banca commerciale Dexia, di fatto nazionalizzata da Francia e Belgio con 6,6 miliardi. “C’era il rischio che Dexia non superasse la giornata” ha detto da Parigi il ministro dell’Economia Christine Lagarde. Operazioni sulle quali la Commissione Ue ha deciso di chiudere un occhio, benché si configurino come aiuti di Stato: “Quando c’è un problema di concorrenza tentiamo di agire senza mettere in discussione altri valori importanti come ad esempio la stabilità finanziaria” ha spiegato Josè Manuel Barroso.
A subire la crisi mondiale in Italia è soprattutto Unicredit: ieri il titolo è stato sospeso più volte per eccesso di ribasso, crollando del 12,69% e chiudendo a 2,72 euro. Il valore delle azioni Unicredit si è più che dimezzato nell’ultimo anno, perdendo il 56,61%, ed è ai minimi da 10 anni a questa parte. “L’unica banca italiana che ha rotto lo stampo nazionale per dispiegare le ali ben al di là del suo quartier generale di Milano, realizzando la metà dei suoi ricavi fuori dall’Italia, sta ora pagando il prezzo”, ha commentato il Financial Times nell’edizione online. “Nel clima odierno – scrive il quotidiano finanziario – essere una banca globale non sembra una così grande idea”. Ft loda invece la cautela della più “conservatrice” Intesa Sanpaolo. Ieri l’istituto di Corrado Passera ha tenuto, segnando un +0,71%, per un valore di 3,485 euro ad azione. Nell’ultimo mese ha guadagnato il 4,68%, mentre Unicredit ha perso il 29,49%.
ILARIO PIAGNERELLI
(LUMSA NEWS)
BAGHDAD. C’è anche un italiano tra le vittime dell’attentato che ieri, a Baghdad, ha provocato la morte di 10 persone. Abdul al Salal, questo il nome dell’uomo, aveva doppio passaporto, italiano e iracheno, e lavorava come interprete per il "Provincial recostruction team" della città. È stata la portavoce dell’ambasciata Usa a Baghdad, Mirembe Nantongo, a informare l’agenzia France Presse che fra i morti figurava anche «un cittadino italiano di origini irachene, probabilmente un consigliere culturale». La famiglia, secondo la Farnesina, risiederebbe in Canada. Nell’esplosione, avvenuta alle 9 di ieri mattina nel consiglio municipale di Sadr-City, sobborgo sciita di Baghdad, hanno perso la vita anche quattro americani e sei iracheni. Due degli statunitensi erano civili, dipendenti del Dipartimento di Stato e della Difesa, gli altri due militari. L’ordigno, potentissimo, è esploso nell’ufficio del vice-responsabile della circoscrizione, rimasto ferito. Era forse lui l’obiettivo. Un uomo è stato arrestato mentre cercava di abbandonare la scena. Sarebbe risultato positivo al test per i residui di esplosivo. La resistenza irachena ha rialzato la testa nelle ultime settimane, in vista delle elezioni provinciali che si svolgeranno a ottobre in tutto il Paese, e che sono considerate cruciali per rafforzarne la stabilità. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato a fine aprile dal capo degli estremisti Moqtada al Sadr, alcuni miliziani si sono riorganizzati in quelli che il linguaggio militare Usa chiama "Gruppi speciali": le milizie equipaggiate e finanziate dall’Iran. Ci sono loro, secondo gli americani, dietro l’episodio di ieri e dietro la strage di 63 persone portata a termine con un camion-bomba nei pressi di Baghdad una settimana fa. Proprio ieri un rapporto del Pentagono puntava il dito sulle forze iraniane al Quds, che starebbero addestrando combattenti in Iraq. Teheran ha sempre respinto le accuse di sostegno alla guerriglia irachena: «Potete dire a Bush che accusando gli altri complicherà solo i suoi problemi nella regione - aveva detto il 3 marzo il presidente Mahmud Ahmadinejad, in visita all’omologo iracheno Jalal Talabani - gli americani devono accettare la realtà: il popolo iracheno non li ama». Secondo gli esperti di difesa, l’Iran starebbe cercando l’alleanza con sciiti e curdi - che temono il ritorno del dominio sunnita - per ottenere il controllo dell’Iraq. L’attacco di ieri rientrerebbe in questa strategia di destabilizzazione, che ha proprio le circoscrizioni comunali di Baghdad come bersaglio primario. Ieri mattina il responsabile del Consiglio municipale del quartiere meridionale di Abu Dishir, rapito il giorno prima, era stato trovato cadavere. E lunedì due soldati americani erano morti in una sparatoria nella circoscrizione di Madian, a 20 chilometri dalla capitale. Secondo gli ultimi dati disponibili, sarebbero almeno 250 i funzionari municipali uccisi in Iraq dal 2003 al luglio 2007. «I Gruppi speciali temono i progressi e hanno paura del potere della popolazione» ha semplificato il colonnello americano John Digiambattista, impegnato in pattuglie quotidiane per strappare i quartieri di Baghdad al controllo dei sadristi, che distribuiscono cibo e rifornimenti. Secondo uno studio dell’Accountability Office americano, la situazione in Iraq è molto peggiore di quanto si voglia far credere. In particolare, solo il 10% delle forze irachene sarebbe in grado di operare in autonomia.
Ilario Piagnerelli, Il Sole 24 Ore - 25 giugno 2008
E' online la nuova sezione "chi siamo" di LumsaNews. Il Cons si è fatto il cosiddetto per realizzarla, e ci ha inseguito ovunque con e-mail al vetriolo nei nostri stage lungo la Penisola. Alla fine tutti (o quasi) hanno fornito foto, curriculum e lettera di presentazione. Ecco la pagina introduttiva... qui invece ci sono tutte le nostre fotine... e questo è il mio spazio personale.
KABUL. Kandahar è una città blindata, la mattina dopo l'attacco sferrato da un commando di talebani al carcere di Sarposa. Solo alla luce dell'alba si è avuta l'esatta misura di quanto avvenuto nella notte di venerdì. La prigione completamente distrutta, le torri di guardia crollate e la breccia nel portale, da cui sono fuggiti non meno di 900 detenuti. Lungo i marciapiedi, i commercianti cercano ciò che resta dei loro chioschi, e raccontano del boato e delle fiamme altissime. Le macchine rallentano per curiosare sulla scena del disastro, ma vengono subito allontanate dalle decine di poliziotti e militari che cingono tutto il perimetro del penitenziario. All'interno, dei 1052 detenuti presenti prima dell'incursione, ne restano solo 170. Ora è caccia ll'uomo a Kandahar. Caccia alle centinaia di evasi ma, soprattutto, a quei 390 mujaheddin tornati in forze alle milizie di Bin Laden. Ne sarebbero già stati catturati sei, nelle province vicine di Zhari e Panjwayi. Lo dice il ministro della Giustizia Qasim Hashimzai, determinato a braccare i fuggiaschi. Le forze della coalizione Isaf e le truppe regolari afghane collaborano nelle ricerche. I posti di blocco formano un cordone di sicurezza attorno alla città. Perquisiscono ogni auto o motocicletta che esca dal perimetro urbano. Nelle case, i rastrellamenti a tappeto cercano di stanare i galeotti tenuti nascosti da parenti o amici. Ma i prigionieri liberati sarebbero ormai lontani, "in una destinazione sicura", manda a dire, beffardo, il portavoce dei Taliban, Qari Mohammad Yousuf. Conferma a France Presse uno dei fuggitivi: "Ci sono venuti a prendere coi minibus. Ora siamo al sicuro". la rivendicazione dei guerriglieri ha chiarito a tutti la dinamica dell'operazione. Il linguaggio dei capi talebani è ormai quello dei generali Usa nei breefing con la stampa: "Abbiamo lanciato due veicoli contro il muro di cinta, tra cui un'auto-cisterna con 1800 chili di esplosivo. Poi i nostri mujaheddin in sella alle moto sono penetrati nella prigione". Infine la maxi-fuga e l'uccisione di 15 guardie con granate a razzo e fucili d'assalto. "Abbiamo pianificato l'attacco per mesi ed è uno dei nostri più grandi successi". Lo ha dovuto ammettere anche il generale dell'Isaf Carlos Branco: "L'operazione è stata un sucesso". Ma la beffa più amara l'hanno subita gli americani della missione Enduring Freedom: quei prigionieri, infatti, erano sotto la loro custodia, prima del trasferimento dei poteri alle autorità afghane. E il sospetto è che sia stata proprio una guardia afghana corrotta la "talpa" che ha reso possibile il blitz dei talebani nel carcere di Kandahar.
Ilario Piagnerelli, Il Sole 24 Ore - 15 giugno 2008
Kandahar, i talebani assaltano il carcere
Il carcere di Kandahar, un penitenziario di massima sicurezza, una delle prigioni più importanti di tutto l'Afghanistan, era stato tirato su col fango. Così ha avuto gioco facile il camion-bomba dei talebani a scardinarne il portale, attorno alle 9.30 di ieri sera, le 19 in Italia, provocando la fuga di circa 1.150 detenuti. Tra gli evasi - hanno riferito due ufficiali in servizio - c'erano anche 400 pericolosi militanti talebani. «Sono tutti fuggiti. Non c'è più nessuno», ha raccontato sconsolato il presidente del Consiglio provinciale di Kandahar, Wali Karzai, fratello del presidente afghano Hamid Karzai.Si sarebbe trattato di un attacco suicida, secondo il ministro della Giustizia, Sarwar Danish. Stando alla sua ricostruzione, prima un miliziano alla guida di un furgone imbottito di esplosivo si è lanciato contro l'ingresso del penitenziario. Poi altri due kamikaze hanno fatto crollare i due muri di recinzione. Intanto una scarica di razzi copriva la fuga forsennata delle centinaia di galeotti, scappati nel volgere di una mezz'ora. «Tutte le guardie sono state uccise e sono rimaste sotto le macerie», ha raccontato per telefono alla Reuters il direttore Abdul Qadir, mentre la cornetta trasmetteva, in sottofondo, uno strepito di colpi di fucile.Un attacco in grande stile, subito rivendicato dal portavoce dei talebani Qari Yousef Ahmadi, che ha parlato di attentatori suicidi e di 30 insorti in motocicletta.Si è consumata così, in una notte qualunque del deserto afghano, questa piccola Caporetto della guerra globale al terrorismo. Proprio all'indomani delle promesse europee di maggior impegno militare in Afghanistan, ultimo desiderio di un Bush a fine mandato. E proprio quando la comunità internazionale decideva alla Conferenza di Parigi di stanziare 20 miliardi di dollari per la ricostruzione del Paese. Nessun commento sull'accaduto dall'Isaf, la missione Nato di stanza in Afghanistan: «Siamo a conoscenza dell'attacco, ma non abbiamo ulteriori dettagli».
Ilario Piagnerelli, Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2008
Da RadioLumsa, il notiziario del 22 maggio, mio e di Valeria Di Corrado. Non perdete lo straordonario (quanto idiota) servizio sul mal di scuola, l'intervista al ministro Frattini e, soprattutto, l'inchiesta sulla Responsabilità sociale d'impresa, con l'intervista a George Jaksch, manager della Chiquita (realizzata, in inglese, dal sottoscritto).