FRANCIA E BELGIO SALVANO DEXIA. PERDE ANCORA UNICREDIT: -12,69
ROMA, 1 ott. 2008 - Recuperano i mercati dopo i 1000 miliardi di dollari bruciati a Wall Street nel “lunedì nero”. La borsa americana ha chiuso la seduta di ieri con forti rialzi: il Dow Jones ha segnato un +4,68%, il Nasdaq è salito del 4,97%, mentre l’S&P ha guadagnato il 5,27%. Solitamente ogni crollo di borsa attrae investitori a caccia di acquisti super scontati, ma la ripresa in atto segnala soprattutto che il mercato scommette sull’approvazione del piano del Governo Usa da parte del Congresso. Ieri il presidente George Bush ha fatto appello alla responsabilità dei parlamentari: “Se la nostra nazione continua in questa direzione, le conseguenze economiche saranno lunghe e dolorose”. Le ipotesi allo studio dopo la bocciatura del pacchetto da 700 miliardi non escludono nemmeno una manovra di riduzione dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, per riportare liquidità alle banche. Tuttavia il governatore Ben Bernanke non sembra intenzionato a farlo, dopo aver già abbassato il costo del denaro dal 5,25 al 2% in poco più di un anno. Più plausibile che la Federal Deposit Insurance – l’agenzia governativa che assicura i depositi bancari Usa – innalzi temporaneamente la soglia massima di assicurazione da 100mila a 250mila dollari. La proposta gode dell’appoggio di entrambi i candidati alla presidenza Barack Obama e John McCain, e aiuterebbe piccole imprese e risparmiatori a ritrovare la fiducia nel sistema del credito.
Dall’Europa arriva intanto l’appello delle istituzioni comunitarie a far presto: “La Commissione spera che una decisione venga presa rapidamente per l’interesse degli Stati Uniti e di tutto il mondo” ha detto il portavoce dell’Esecutivo comunitario Johannes Leitemberger, “deluso per la bocciatura del piano di Bush”. L’Unione si sta scoprendo sempre meno immune alla crisi in atto e aumentano i salvataggi pubblici degli istituti più esposti. Dopo il mega soccorso del gruppo bancario-assicurativo Fortis, per il quale i governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno sborsato 11.2 miliardi di euro, eri è stato il turno della banca commerciale Dexia, di fatto nazionalizzata da Francia e Belgio con 6,6 miliardi. “C’era il rischio che Dexia non superasse la giornata” ha detto da Parigi il ministro dell’Economia Christine Lagarde. Operazioni sulle quali la Commissione Ue ha deciso di chiudere un occhio, benché si configurino come aiuti di Stato: “Quando c’è un problema di concorrenza tentiamo di agire senza mettere in discussione altri valori importanti come ad esempio la stabilità finanziaria” ha spiegato Josè Manuel Barroso.
A subire la crisi mondiale in Italia è soprattutto Unicredit: ieri il titolo è stato sospeso più volte per eccesso di ribasso, crollando del 12,69% e chiudendo a 2,72 euro. Il valore delle azioni Unicredit si è più che dimezzato nell’ultimo anno, perdendo il 56,61%, ed è ai minimi da 10 anni a questa parte. “L’unica banca italiana che ha rotto lo stampo nazionale per dispiegare le ali ben al di là del suo quartier generale di Milano, realizzando la metà dei suoi ricavi fuori dall’Italia, sta ora pagando il prezzo”, ha commentato il Financial Times nell’edizione online. “Nel clima odierno – scrive il quotidiano finanziario – essere una banca globale non sembra una così grande idea”. Ft loda invece la cautela della più “conservatrice” Intesa Sanpaolo. Ieri l’istituto di Corrado Passera ha tenuto, segnando un +0,71%, per un valore di 3,485 euro ad azione. Nell’ultimo mese ha guadagnato il 4,68%, mentre Unicredit ha perso il 29,49%.
ILARIO PIAGNERELLI
(LUMSA NEWS)