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Nome: Ilario Piagnerelli
Studente e praticante giornalista all'università Lumsa di Roma.

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
31/05/2008

I 60 anni della Costituzione - "Le radici della nostra storia"

>> PARTE 2° <<

Ecco l'ultimo speciale prodotto da me e dal prof. Di Salvo per la Lumsa. Si tratta un breve documentario celebrativo dei 60 anni della Costutuzione. Vengono presi in esame alcuni articoli dei principi fondamentali, commentati dal giudice della Consulta Ugo De Siervo e dal rettore Giuseppe Dalla Torre. Grazie a Silvia e Germano per la voce e ad Alberto per il supporto.
postato da: ilario82 alle ore 00:57 | link | commenti (3)
categorie: video, lumsanews
28/05/2008

"My name is Marino. Do you want a grissino?"

Ecco Alberto nei panni di Marino, il fornaio tutto pane amore e fantasia della nuova linea di grissini "Olivia e Marino" di Pavesi. Ovviamente Olivia è l'avvenente donzella in parannanzi che, fedele compagna di vita, lo aiuta ogni giorno nelle attività del forno.
postato da: ilario82 alle ore 01:11 | link | commenti
categorie: roma, amici, video
25/05/2008

La mia prima intervista in inglese. Ma quanto me la tiro...


Da RadioLumsa, il notiziario del 22 maggio, mio e di  Valeria Di Corrado. Non perdete lo straordonario (quanto idiota) servizio sul mal di scuola, l'intervista al ministro Frattini e, soprattutto, l'inchiesta sulla Responsabilità sociale d'impresa, con l'intervista a George Jaksch, manager della Chiquita (realizzata, in inglese, dal sottoscritto).
  

postato da: ilario82 alle ore 16:04 | link | commenti (3)
categorie: audio, lumsanews
23/05/2008

Un anno intero negli scatti del World Press Photo

ROMA - Fa tappa a Roma il tour mondiale delle fotografie vincitrici del World Press Photo 2008, il prestigioso premio fotogiornalistico che da 51 anni viene assegnato solo agli scatti che meglio documentano il nostro tempo. Un’occasione per vedere immagini sensazionali e, soprattutto, per rivivere da testimoni gli eventi che hanno segnato l’ultimo anno. La mostra è allestita presso il museo di Roma in Trastevere e rimarrà aperta fino al 1 giugno, per poi proseguire nel resto del mondo. All’ingresso campeggia la foto vincitrice, scattata a settembre dal fotografo inglese Tim Hetherington: un soldato americano di stanza in Afghanistan, gli occhi stralunati e le mani a coprire il volto come per vergogna, riposa stremato in un bunker. Uno scatto drammatico, non artisticamente perfetto, ma che ha il merito di aver catturato un attimo irripetibile, destinato probabilmente a diventare l’icona di una guerra, come la bambina vietnamita in fuga dale bombe al napalm 40 anni fa. “Questa foto ci mostra lo sfinimento di un uomo e lo sfinimento di una nazione”, ha detto Gary Knight, presidente della giuria 2008. “Ci riguarda tutti, e’ l’immagine di un uomo che e’ arrivato al limite”, ha aggiunto. E’ esattamente questo lo spirito del World Press Photo: il senso prevale sempre sulla forma e, come avviene per ogni buon articolo, la veridicita’ viene prima di tutto. Soprattutto quando si riesce a riprendere l’impossibile, come il secondo, terribile – immortatalato dal fotografo americano John Moore –, in cui una bomba e una raffica di mitra uccidono la leader dell’opposizione pakistana Benazir Bhutto, lo scorso 27 dicembre. La foto ha vinto il primo premio Spot News foto singole. La giuria del concorso World Press Photo 2008 ha dovuto selezionare le 59 immagini vincitrici da un archivio di 80536 fotografie, inviate da oltre 5mila fotografi di 125 diverse nazionalità, per dieci categorie diverse. I servizi fotogiornalistici vengono sottoposti alla commissione internazionale della World Press Photo Foundation di Amsterdam dalle stesse testate che li hanno commissionati. Partecipano riviste come Time Magazine o Vanity Fair (per il quale è stata realizzata la foto vincitrice), agenzie fotografiche come Getty Images, o veri magazine culto per la fotografia come National Geographic. C’è un posto di tutto rispetto anche per il nostro Paese in questa ultima edizione del World Press Photo. Sono quattro le fotografie premiate quest’anno: c’e’ il parco divertimenti ritratto nel Nord Italia da Massimo Siragusa, vincitore del secondo premio Arte e spettacolo reportage; c’è l’attrice Martina Gusman sul set del film “Leonera”, immortalata da Stefano De Luigi, che è valsa il secondo premio Arte e Spettacolo foto singole; c’è una donna colombiana che si prostituisce per sfamare i figli, di Francesco Zizola, secondo premio People in the News reportage; c’è, infine, una ragazza che fuma in un centro per la cura dei disturbi alimentari, di Simona Ghizzoni, terzo premio Ritratti foto singole.

Ilario Piagnerelli - LumsaNews
postato da: ilario82 alle ore 13:48 | link | commenti
categorie: lumsanews
20/05/2008

Istantanee dalla redazione - 2

Pippo: "La legge Mammì è detta anche legge fotografia"
Prof. Mazzà: "E questo non c'entra un cazzo".

postato da: ilario82 alle ore 18:44 | link | commenti (2)
categorie: varie, lumsanews
19/05/2008

Grandissimo Pippo, ci hai stupito

Filippo Consales nella magnifica interpretazione de "Lu Lozu", commedia musicale in dialetto. Spoleto, 18 maggio 2008.



<<More>>
postato da: ilario82 alle ore 07:31 | link | commenti (2)
categorie:
18/05/2008

Istantanee dalla redazione

Massenti: "Ilario, si è liberato un posto a SkyTg24"
Giovannetti:
"Sì, il portiere

è andato in pensione".
postato da: ilario82 alle ore 01:12 | link | commenti (2)
categorie: varie, lumsanews

Imprese responsabili

Non solo soldi. Crescono in Italia le aziende impegnate nel sociale


ROMA - Il “manager etico” è la nuova creatura dell’imprenditoria italiana. Come tutti i dirigenti ha a che fare con budget, investimenti e piani marketing, e anche lui lavora a progetti sempre nuovi, sottoposti a un bilancio, che nel suo caso è anche “etico”, e a un codice di condotta etico, naturalmente. Pianifica interventi umanitari in Africa, fa installare i pannelli solari sul tetto dell’azienda, promuove la condivisione sociale con i dipendenti. E ottiene all’azienda l’ambita certificazione, etica pure quella, che è diventata la carta in più delle imprese italiane. Sempre più responsabili. Sempre più “CSR oriented”. Acronimo da pronunciarsi rigorosamente all’inglese, "si-es-ar", come tante altre parole entrate ormai, talvolta a sproposito, nel vocabolario dell'imprenditoria e non solo. La "Corporate Social Responsibility", in italiano "Responsabilità Sociale d'Impresa", è una strada innovativa per affrontare il rapporto tra azienda e società, un modo diverso di fare impresa, attento alle buone pratiche ambientali, alle iniziative solidali, al rispetto dei consumatori e al benessere dei dipendenti. «Abbiamo trovato un modo nuovo di vincere sul mercato, che non danneggia i nostri nipoti o il pianeta, ma i nostri concorrenti inefficienti», ha detto Ray Anderson, a capo del colosso mondiale delle moquette Interface Inc. e paladino della sostenibilità ambientale. Anderson ha quasi eliminato il petrolio dalla filiera produttiva e mira all'obiettivo dell'impatto zero entro il 2020. Secondo l'ultimo rapporto "L'impegno sociale delle aziende in Italia", realizzato da SWG e Errepi Comunicazione, quello della responsabilità sociale è diventato un vero e proprio settore di investimento per il 70% delle grandi aziende Italiane (quelle con più di 100 dipendenti), e movimenta ogni anno finanziamenti per oltre 800 milioni di euro. Malgrado la stagnazione dei consumi e la conseguente crisi della produzione, la tendenza è assolutamente positiva, con un investimento medio per azienda – 169mila euro – cresciuto del 50% rispetto al 2001 e con il 26% di imprese che prevedono di entrare nei prossimi anni in questo nuovo mercato. Perché sempre di mercato si tratta, e anche qui regna incontrastata la logica della domanda e dell'offerta: è importante conoscere le aspettative dei clienti, dei dipendenti, delle comunità che vivono nei pressi degli impianti di produzione. E, in relazione ad esse, rafforzare la propria immagine istituzionale. Soprattutto alla luce dei dati incontrovertibili sulla sempre maggiore consapevolezza etica degli italiani, che si stanno trasformando in un popolo di consumatori critici, attenti alla qualità dei prodotti e al comportamento delle aziende. Acquistiamo uova di Pasqua equo-solidali, controlliamo che le nostre scarpe non siano fabbricate sfruttando i bambini indiani, preferiamo lo "slow-food" al "fast-food", premiamo le aziende che realizzano progetti di sviluppo nel Sud del mondo o finanziano la ricerca scientifica. Talvolta l'impegno delle imprese nasce in risposta a cadute di popolarità o per la momentanea notorietà di temi a carattere sociale. Ecco quindi la multinazionale delle banane che riforesta la Costa Rica e costruisce case dignitose per i braccianti; ecco la società petrolifera che dà consigli in tv sul risparmio energetico e sperimenta le energie alternative; la banca che finanzia il restauro degli affreschi del Cimabue danneggiati dal terremoto; la compagnia telefonica che offre il servizio di "sms solidale" in aiuto delle vittime dello tsunami. Tutte iniziative di "marketing sociale" rivolte a un duplice obiettivo: il bene comune e il business dell'azienda. “Le aziende hanno capito che il vero vantaggio lo ricaveranno avendo rispetto dei proprio clienti soprattutto come persone e che dunque accanto alla prima responsabilità di un’impresa, che è quella economica, è necessario affiancare quella sociale”, commenta Roberto Orsi, coordinatore scientifico del Rapporto 2008. I dati mostrano come la responsabilità sociale abbia ormai superato una prima fase prettamente "utilitaristica", per divenire parte integrante della cultura d'impresa. Un'azienda italiana su due possiede infatti un codice etico di auto-regolamentazione e una su tre redige ogni anno un bilancio etico. Il 21% delle grandi aziende del NordEst, le più virtuose in questo campo, possiede un manager etico. Quasi un quarto delle imprese italiane hanno incorporato la responsabilità sociale nel proprio disegno di sviluppo. Ma le aziende non si limitano solo a staccare assegni: a volte mettono in campo progetti autonomi e di lungo periodo o creano onlus e fondazioni totalmente dedite al sociale. E’ il privato sociale che si affianca o si mescola al terzo settore tradizionale. Non solo soldi, insomma, ma un contributo concreto alla qualità della vita di tutti. Come osservava Bill Ford nel suo “Connecting with society”, «Una buona impresa offre prodotti e servizi eccellenti; una grande impresa offre prodotti e servizi eccellenti e si sforza di rendere il mondo un posto migliore».

Ilario Piagnerelli - LumsaNews
postato da: ilario82 alle ore 01:00 | link | commenti
categorie: notizie, lumsanews

The czech champion

Jirka sarà pure ceco, ma ci vede benissimo e la palla non la molla mai. Però a fare canestro non ci arriva, ah ah...





postato da: ilario82 alle ore 00:49 | link | commenti
categorie: roma, video