ROMA - Pagine patinate che da oltre un secolo raccontano “il mondo e ciò che contiene”. Fotografie uniche che documentano la fragile bellezza di un pianeta che cambia. Servizi giornalistici fuori dagli schemi, scritti con una cura maniacale per la verità. Chi sfoglia National Geographic per la prima volta non può fare a meno di innamorarsene. Del magazine i lettori amano persino l’odore, la sensazione tattile che restituiscono quei fogli levigati e lucidi, il formato compatto e l’inconfondibile cornice gialla della copertina. Una rivista da collezione che dal 1998, anno della prima edizione in italiano, ha conquistato migliaia di appassionati anche nel nostro Paese. Per celebrare i suoi primi 10 anni in Italia, National Geographic ha inaugurato a Roma la mostra fotografica “Acqua, aria, fuoco, terra”, al Palazzo delle Esposizioni dal 16 febbraio al 30 marzo, con ingresso gratuito. L’esposizione propone 92 scatti, per la maggior parte inediti, realizzati da 39 tra i migliori fotografi che hanno fatto la storia del magazine. Come Michael Nichols, protagonista della leggendaria impresa Megatransect attraverso l’Africa; Paul Nicklen, il “fotografo dei ghiacci” cresciuto tra gli Inuit; Steve McCurry, famoso per le sue immagini ricche di umanità scattate in tutto il Sud-est asiatico; Carsten Peter, fotografo della natura estrema. Le foto, tutte di grande formato, sono organizzate attorno ai quattro elementi naturali: così lo sguardo si posa su un giovane pastore bengalese che si tuffa in acqua dal dorso dei suoi bufali, su un Cristo crocifisso che sembra soffrire per l’aria avvelenata di un petrolchimico in Usa, sul fuoco che avanza implacabile nella savana australiana, su un gorilla calmo e imperioso nel verde della sua terra. La mostra vuole essere, nelle intenzioni degli organizzatori, “un inno alla vita, all’ottimismo della ragione e una riflessione sulla necessità di uno sviluppo sostenibile”. Su una parete, disposti l’uno accanto all’altro, i 120 numeri dell’edizione italiana, andata arricchendosi negli anni di tanti contributi originali di giornalisti e fotografi nostrani. “Quando ho assunto la direzione di National Geographic Italia – racconta il direttore Guglielmo Pepe – sapevo appena cosa significava questo incarico. Oggi ho capito che entrare nella Society vuol dire partecipare a un progetto che contribuisce a disegnare l’avventura umana”.
Una missione, quella della National Geographic Society – l’istituzione che edita l’omonima rivista – che parte nel lontano 1888, quando un manipolo di uomini di scienza e di cultura si riunì a Washington per fondare un’associazione che contribuisse ad “ampliare e diffondere la conoscenza della geografia”. Vaste zone del pianeta erano allora del tutto inesplorate e selvagge. Il National finanziò spedizioni per studiare nuovi territori, animali, popolazioni, costumi e modi di vivere. Oggi è una delle più grandi organizzazioni scientifiche al mondo, e ha arricchito la sua offerta divulgativa con i prestigiosi canali tv di documentari. Ma per il grande pubblico National Geographic resta soprattutto la fotografia con la “F” maiuscola, l’avventura inquadrata da un obiettivo. Le sue immagini catturano ogni mese lo sguardo e la fantasia di oltre 300 milioni di lettori, abbonati alle 30 diverse edizioni nazionali del magazine. Quella italiana è stata la terza in ordine di tempo. Memorabili i suoi reportage sulla Roma sotterranea e sul “risveglio” del Vesuvio, entrambi andati esauriti nelle edicole. Perché anche in Italia National Geographic stupisce, apre la mente al “chi siamo” e a ciò che ci circonda.
Ecco una singolare veduta di Roma, ripresa questa mattina dal Giardino degli Aranci all'Aventino. Con le dovute modifiche di toni, luminosità e contrasto, spunta una bella catena di monti innevati tra le cupole e le antenne della Città Eterna. Così Roma sembra un po' Torino, abbracciata dalle nevi alpine.
E visto che è appena passato San Valentino,
ecco un'altra chicca sempre dalle parti dell'Aventino:
le autentiche reliquie del santo degli innamorati!
Si trovano nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin,
la stessa della Bocca della Verità.

Ragazzi, il 17 febbraio su La7 parte "The Italian Job", il programma per cui ho lavorato come redattore fino allo scorso ottobre (foto accanto). Non perdetevelo!!!