Ecco il video che tutti (o quasi) aspettavate. LumsaNews compie dieci anni. La vita della redazione e le interviste agli ex praticanti oggi professionisti.
La crisi dell'editoria sta portando nelle società editoriali un vento di innovazione che non spirava dall'inizio degli anni Novanta, quando cominciò la sfida di internet. Con il calo delle vendite e la crisi della pubblicità il giornalismo ha bisogno di trovare nuovi modelli di business. Molti concordano sul fatto che una soluzione possa venire da un sistema facile e immediato di micropagamenti: una rivoluzione simile a quella che iPod e iTunes hanno rappresentato per il mondo dell'industria musicale. In questa prospetiva di innovazione il Corriere della Sera diventa il primo quotidiano italiano a poter essere sfogliato anche sul lettore palmare di libri elettronici Kindle 2 della Amazon, che permette di leggere libri e riviste in formato elettronico con una modalità di fruizione simile a quella cartacea. Grazie all’accordo siglato con Amazon, il Corriere della Sera è l’unico quotidiano italiano che, insieme a oltre trenta quotidiani internazionali (dal New York Times al Wall Street Journal) va ad arricchire l’offerta di editoria digitale, prima limitata agli e-book. Ogni mattina i clienti di Amazon, in modo semplice, intuitivo e immediato, possono accedere sul Kindle 2 a tutti gli articoli del Corriere della Sera, ordinati secondo le sezioni del giornale in edicola (prima pagina, primo piano, cronaca, esteri, ecc.). Il lettore digitale, per adesso disponibile negli Stati Uniti, arriverà in Europa a partire dal 2010. L’abbonamento è proposto da Amazon al prezzo di 9,99 dollari al mese. I primi 15 giorni sono gratuiti. L’accordo con Amazon rientra in una strategia di sviluppo volta all’innovazione e al potenziamento della diffusione del Corriere della Sera attraverso nuovi supporti tecnologici. L'ampliamento delle modalità di lettura - carta, internet, mobile - corrisponde alle nuove abitudini dei lettori e alle loro esigenze di mobilità. La sfida dell'editoria dei prossimi anni non può prescindere dalla qualità dell'informazione e dalla capacità di portare le notizie là dove i lettori si aspettano di trovarle.
Marco Pratellesi
Uno strumento moderno e funzionale, insomma, ma sul quale gli istituti bancari investono poco o nulla, vuoi perché poco remunerativo – i prestiti oscillano in media fra 30 e 600 euro – vuoi perché dannoso per l’immagine aziendale, essendo considerato l’“ultima spiaggia” di chi ha fatto il passo più lungo della gamba. Negli ultimi quarant’anni, secondo l'organizzazione di categoria Assopegni, i monti di pietà sono diminuiti di 15 unità, passando da 50 a 35 in tutta Italia. Eppure dal 1999 il credito su pegno è considerato un’attività bancaria a tutti gli effetti, che qualsiasi istituto può esercitare in regime di libero mercato. A Roma il banco dei pegni fu istituito da Papa Paolo III Farnese nel 1593. Era l’epoca in cui i frati domenicani e francescani promuovevano questa forma di prestito per contrastare la piaga dell’usura. A distanza di secoli si trova ancora là, in piazza Monte di pietà, a due passi da Campo de’ Fiori. Quasi impossibile, senza andare di persona, ottenere al telefono anche solo il nome del direttore: “Non voglio problemi”, risponde un funzionario appena la segreteria cessa di diffondere ottimismo sulle note di “Don’t worry, be happy”. Il palazzo è antico e malandato, come si addice a uno dei quartieri più veraci della Capitale. Sulla facciata svetta il campanile a vela con l’orologio e un’epigrafe ricorda che il Monte è “Pauperum comodo istituto”, istituito a favore dei poveri. Dentro, grandi ambienti disadorni, un chiostro e una cappella barocca. I cartelli “prestanza preziosi”, “stima argenti e pellicce”, “sala vendite”, ricordano la destinazione dell’edificio.
FRANCIA E BELGIO SALVANO DEXIA. PERDE ANCORA UNICREDIT: -12,69
ROMA, 1 ott. 2008 - Recuperano i mercati dopo i 1000 miliardi di dollari bruciati a Wall Street nel “lunedì nero”. La borsa americana ha chiuso la seduta di ieri con forti rialzi: il Dow Jones ha segnato un +4,68%, il Nasdaq è salito del 4,97%, mentre l’S&P ha guadagnato il 5,27%. Solitamente ogni crollo di borsa attrae investitori a caccia di acquisti super scontati, ma la ripresa in atto segnala soprattutto che il mercato scommette sull’approvazione del piano del Governo Usa da parte del Congresso. Ieri il presidente George Bush ha fatto appello alla responsabilità dei parlamentari: “Se la nostra nazione continua in questa direzione, le conseguenze economiche saranno lunghe e dolorose”. Le ipotesi allo studio dopo la bocciatura del pacchetto da 700 miliardi non escludono nemmeno una manovra di riduzione dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, per riportare liquidità alle banche. Tuttavia il governatore Ben Bernanke non sembra intenzionato a farlo, dopo aver già abbassato il costo del denaro dal 5,25 al 2% in poco più di un anno. Più plausibile che la Federal Deposit Insurance – l’agenzia governativa che assicura i depositi bancari Usa – innalzi temporaneamente la soglia massima di assicurazione da 100mila a 250mila dollari. La proposta gode dell’appoggio di entrambi i candidati alla presidenza Barack Obama e John McCain, e aiuterebbe piccole imprese e risparmiatori a ritrovare la fiducia nel sistema del credito.
Dall’Europa arriva intanto l’appello delle istituzioni comunitarie a far presto: “La Commissione spera che una decisione venga presa rapidamente per l’interesse degli Stati Uniti e di tutto il mondo” ha detto il portavoce dell’Esecutivo comunitario Johannes Leitemberger, “deluso per la bocciatura del piano di Bush”. L’Unione si sta scoprendo sempre meno immune alla crisi in atto e aumentano i salvataggi pubblici degli istituti più esposti. Dopo il mega soccorso del gruppo bancario-assicurativo Fortis, per il quale i governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno sborsato 11.2 miliardi di euro, eri è stato il turno della banca commerciale Dexia, di fatto nazionalizzata da Francia e Belgio con 6,6 miliardi. “C’era il rischio che Dexia non superasse la giornata” ha detto da Parigi il ministro dell’Economia Christine Lagarde. Operazioni sulle quali la Commissione Ue ha deciso di chiudere un occhio, benché si configurino come aiuti di Stato: “Quando c’è un problema di concorrenza tentiamo di agire senza mettere in discussione altri valori importanti come ad esempio la stabilità finanziaria” ha spiegato Josè Manuel Barroso.
A subire la crisi mondiale in Italia è soprattutto Unicredit: ieri il titolo è stato sospeso più volte per eccesso di ribasso, crollando del 12,69% e chiudendo a 2,72 euro. Il valore delle azioni Unicredit si è più che dimezzato nell’ultimo anno, perdendo il 56,61%, ed è ai minimi da 10 anni a questa parte. “L’unica banca italiana che ha rotto lo stampo nazionale per dispiegare le ali ben al di là del suo quartier generale di Milano, realizzando la metà dei suoi ricavi fuori dall’Italia, sta ora pagando il prezzo”, ha commentato il Financial Times nell’edizione online. “Nel clima odierno – scrive il quotidiano finanziario – essere una banca globale non sembra una così grande idea”. Ft loda invece la cautela della più “conservatrice” Intesa Sanpaolo. Ieri l’istituto di Corrado Passera ha tenuto, segnando un +0,71%, per un valore di 3,485 euro ad azione. Nell’ultimo mese ha guadagnato il 4,68%, mentre Unicredit ha perso il 29,49%.
ILARIO PIAGNERELLI
(LUMSA NEWS)

Giuro che appena ho tempo posterò tutti i miei articoli olimpici più quelli che sto scrivendo di nuovo agli esteri, più foto e clip sfiziose dall'esilio monzese-meneghino. Risparmiatevi commenti del tipo "e chissenefrega", "ma come facevamo prima", "non potevamo vivere senza", "e ar popolo?"...
La mensa del villaggio olimpico proporrà agli atleti quattro menu. È normale che gli azzurri tenderanno a mangiare mediterraneo, il cibo di casa nostra, tanto più che saranno controllati a vista dai personal trainer. Ma io consiglio loro di essere curiosi, di mangiare cinese, di provare la cucina indigena. La vera cucina cinese, non quella involgarita che abbiamo in Italia. Le gare richiedono pasti di facile digeribilità e i cibi cinesi sono semplici, mai soffritti, ben cotti e rigorosamente senza sale. Per dare sapidità alle pietanze si usano piuttosto le salse a base di soia. Quindi cautela con quelle piccanti, a base di rafano o con il cren, la radice che in Italia si usa anche per il bollito. Facendo molta attenzione a non irritare la mucosa del cavo orale, si può provare anche il baijiu, liquore tradizionale di cereali (con alcol tra il 40-60%) che sarà servito alla mensa olimpica. Ma molto meglio un bicchiere di vino. Per il resto, riso a volontà (è il loro pane) oppure gli ottimi ravioli ripieni di carne speziata cotti al vapore. E poi tanto pesce: in Cina lo cucinano in modo meraviglioso, fritto o al vapore, magari con una gustosa salsina agrodolce. Ottimi anche i crostacei. Le carni sono soprattutto pollo e maiale, che i cinesi consumano frequentemente ma in quantità modesta, tagliata in piccoli pezzi. Per pulirsi la bocca a fine pasto, consiglio una zuppa preparata nella pentola mongola, una marmitta di rame dove si fanno bollire spaghetti di soia insieme a molluschi (calamari) e crostacei (gamberi) e tranci di pesce in brodo di pollo. Le bacchette poi aiutano a tenersi leggeri: si fanno bocconi piccoli, non ci si appesantisce, ma si ha l’impressione di aver mangiato tanto. Perfetto per uno sportivo che deve nutrirsi e mantenere la linea! Ma alcuni punti fermi della dieta dell’atleta non vanno dimenticati. In generale, un olimpionico dovrebbe apportare 2000-2500 calorie al giorno, suddivise in un 55% di carboidrati, 15% di proteine e 30% di grassi. Significa che un atleta deve mangiare 70-90 grammi di proteine, tanti carboidrati e pochi grassi (attenzione ai condimenti). In allenamento e in gara gli atleti hanno bisogno di zuccheri. In particolare chi fa sport anaerobici (quelli con sforzi brevi e intensi) deve avere i muscoli infarciti di glicogeno. Quindi cereali e patate ai pasti e frutta fresca per il recupero dopo lo stress della gara. Mangiare un frutto tra una gara e l’altra è un ottimo metodo per reidratarsi, avere zuccheri di pronto utilizzo e sali minerali per rimpiazzare le perdite con la sudorazione. Infine bere. Stiano tranquilli gli atleti: bere non appesantisce mai. Sono persone sane e hanno un sistema di regolazione ottimale, che segnala la sete quando c’è vera necessità. Ultima postilla. A Pechino andranno anche tanti spettatori e turisti. Non mangeranno nella mensa ipercontrollata del villaggio, quindi, a maggior ragione, provino la cucina cinese. Unica avvertenza: bisogna scegliere i locali facendo attenzione all’igiene. In Cina questo aspetto qualche volta è un optional.
Carlo Cannella*, Il Sole 24 Ore - 6 agosto 2008
*Ordinario di Scienza dell'alimentazione Università La Sapienza
(testo raccolto da Ilario Piagnerelli)
Il dossier nucleare iraniano va di nuovo ai tempi supplementari. Sono scadute ieri le due settimane concesse alla Repubblica islamica per dare una "risposta chiara" sul pacchetto di incentivi offerto in cambio della sospensione delle attività nucleari. Ma quella risposta non è arrivata. Guidati dal rappresentante Ue Javier Solana, i Paesi negoziatori del 5+1 (i membri del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania) mettevano sul piatto l'opzione "freeze for freeze", congelamento delle sanzioni in cambio del congelamento dei progetti di arricchimento dell'uranio. Ma "non c'è niente di nuovo", osservava ieri mattina un funzionario Ue, lasciando però trapelare che i diplomatici europei potrebbero concedere a Teheran ancora qualche giorno, prima di dichiarare cessato questo giro di trattative e portare all'Onu la proposta di un quarto round di sanzioni. "Non dobbiamo concentrarci troppo sulla scadenza, l'importante è avere una risposta presto, non in un giorno", è il mantra di queste ore nei palazzi di Bruxelles, che sulla faccenda si giocano anche credibilità politica. In serata il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha però risposto, perentorio: "La nazione iraniana non arretrerà di un millimetro dai suoi diritti". Lo ha detto incontrando l'omologo siriano Bashar al-Assad, in visita diplomatica. Assad ha un filo diretto con Sarkozy, che alla conferenza di Parigi che sancì la nascita dell'Unione per il Mediterraneo gli chiese di "convincere l'Iran" a dimostrare che i suoi piani di arricchimento dell'uranio hanno fini civili e non bellici, come invece temono gli occidentali. Ma è difficile che Damasco, che ha un'alleanza trentennale con Teheran, divenuta asse militare nel 2006, voglia davvero persuadere Ahmadinejad e il capo supremo della repubblica, l'ayatollah Ali Khamenei, a desistere dalle ambizioni atomiche. "Penso che l'Iran non abbia alcuna intenzione di possedere armi nucleari", aveva detto Assad a Sarkozy, pur promettendo i suoi buoni uffici per superare lo stallo. Il primo a chiudere alle potenze del 5+1 è stato il rappresentante iraniano presso l'Aiea (l'agenzia Onu per l'energia nucleare) Ali Soltanieh: "Non abbiamo mai discusso né ci siamo accordati sul cosiddetto termine di due settimane". Mentre a Colombo, in Sri Lanka, il ministro degli Esteri di Teheran Manouchehr Mottaki ha detto che non accetterà scadenze e ha tirato dritto sul nucleare, annunciando progetti di cooperazione con altri Paesi per lo sviluppo di tale tecnologia, sotto la supervisione dell'Aiea. Una precisazione, quest'ultima, che motiva anche la polemica sollevata negli ultimi giorni dai media iraniani sull'India. Paese che pur non avendo mai aderito al Trattato di non proliferazione - a differenza dell'Iran - e pur avendo testato illegalmente diverse bombe atomiche, si gioverà anche di un accordo con gli Usa - benedetto dall'Aiea - per la fornitura di combustibile nucleare. "L'Iran condanna il doppio standard degli Stati Uniti", titolano i giornali. Morde il freno intanto Israele, che dopo il collaudo dei nuovi missili iraniani a lunga gittata Shahab-3 si sente sempre più sotto il tiro dei pasdaran. "Pensiamo che l'Iran raggiungerà la piena capacità di arricchimento nel 2009 e dal 2010 potrà arrivare allo stadio militare. E' inaccettabile che possa diventare una potenza nucleare", ha detto ieri il vice premier Shaul Mofaz in visita a Washington. "E' una corsa contro il tempo, e il tempo sta volando". "Abbiamo tergiversato abbastanza", concorda il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.
Ilario Piagnerelli, Il Sole 24 Ore - 3 agosto 2008