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Nome: Ilario Piagnerelli
Studente e praticante giornalista all'università Lumsa di Roma.

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
28/04/2009

Tanti auguri Lumsa News


Ecco il video che tutti (o quasi) aspettavate. LumsaNews compie dieci anni. La vita della redazione e le interviste agli ex praticanti oggi professionisti.

postato da: ilario82 alle ore 19:06 | link | commenti (2)
categorie: video, lumsanews
24/03/2009

"La cura Obama è un palliativo, il vero nodo è il debito"

ROMA - Paolo Savona, 73 anni, economista, presidente di Unicredit Banca di Roma, è scettico sul maxi-piano di salvataggio dell’economia varato da Washington, al quale restano appese le speranze di uscita dalla crisi economica e finanziaria mondiale. Se non saranno risolti gli squilibri strutturali, primo fra tutti l’enorme indebitamento degli Usa, la storia è destinata a ripetersi.

Le nazionalizzazioni bancarie in atto in tutto il mondo hanno riportato in primo piano il ruolo dello Stato, un’entità che si pensava in via di dissolvimento a causa della globalizzazione. Tornerà anche lo statalismo? Quando c’è una grave crisi e si prospetta un costo sociale eccessivo, inevitabilmente devi usare lo strumento dello Stato, però deve restare uno strumento, non va perseguito come fine. Considerare strumentale l’intervento pubblico significa che, cessata l’emergenza, questo automaticamente cessa. La statalizzazione, nei sistemi del socialismo reale e del comunismo, era invece un fine della società. Al contrario, nel caso del liberismo spinto, si usava il laissez faire, il lasciar fare, per non avere nessuna responsabilità sociale, si creava una specie di stato di natura dove il più forte vinceva e il più debole veniva abbandonato. Il problema ancora irrisolto nelle società moderne, dopo un’esperienza di statalismo e una di liberismo, è che non si è trovata la giusta collocazione alle strutture intermedie, cioè l’ambito del volontariato, dell’adesione del singolo alle idee di socialità e di collettività.

I grandi della terra stanno cercando con difficoltà di riscrivere le regole della finanza mondiale. Riuscirà il G8 della Maddalena, e prima ancora il G20 di Londra e il vertice Usa-Ue di Praga, a varare un nuovo sistema regolatorio? L’evoluzione economica, e soprattutto quella finanziaria che è più rapida, richiedono continue ri-regolamentazioni del sistema. Gli economisti sanno bene che, fatta una regola, il mercato si industria e riesce ad aggirarla, per cui bisogna ri-regolare in continuazione. La legge non avrà mai il potere di imporre l’etica, certo può disincentivare, però già Beccaria ci ha insegnato che non sono le pene a ridurre i delitti. L’etica nasce solo con l’educazione della coscienza, con la rule of the law, la regola del rispetto della legge.

Funzionerà il piano di Obama da 800 miliardi di dollari per il salvataggio dell’economia Usa? Se il piano di Obama, come il precedente piano d’intervento Paulson, cade in un sistema dove gli squilibri delle bilance estere non vengono mai raddrizzati, può solo tamponare la crisi ma non rimetterà in sesto il meccanismo di sviluppo globale. Le radici della crisi sono infatti nella politica degli Stati Uniti, che vogliono vivere al di sopra delle proprie risorse prendendo il risparmio dagli altri, quindi creando moneta in dollari e vendendo titoli, alcuni dei quali anche tossici. Bisogna mettere mano a questo meccanismo.

Difficilmente Obama riuscirà a intaccare questi squilibri, visto che su di essi si basa gran parte della prosperità americana... Gli americani vogliono vivere bene. Ma bisogna dire loro la verità. E la verità è che non possono continuare ogni anno ad accendere dagli ottocento ai mille miliardi di debito estero. Obama probabilmente non ha ancora capito che il problema è nei disequilibri. Anche la maggioranza degli economisti americani non ha mai posto il problema in questo modo. Loro la vedono in termini keynesiani: “manca la domanda”. No, non manca la domanda, c’è al contrario un eccesso di domanda che porta al disavanzo. Gli ultimi dati parlano di oltre il 6 per cento di caduta del Pil americano, ma allo stesso tempo ci sono ancora 750 miliardi di disavanzo di bilancio corrente: significa che è caduto il Pil, ma ciononostante gli Usa stanno continuando a indebitarsi sull’estero per cifre incredibili.

Eppure la Commissione europea, nell’accettare il piano di stabilità dell’Italia, ha ammesso una temporanea espansione del debito L’indebitamento è uno strumento in più ma non è certo il modo di uscire dalla crisi italiana. La nostra è prima di tutto una crisi di competitività, quindi dobbiamo cercare di aumentare la produttività. Questo lo ripeteremo all’infinito, i sindacati non vogliono stare a sentire, la politica continua a promettere assistenza, e quindi la gente non si rimbocca le maniche per lavorare più seriamente che in passato. Non sto dicendo che in Italia non si lavora: dobbiamo solo lavorare di più se vogliamo mantenere il tenore di vita che abbiamo.

In che misura Unicredit Banca di Roma, di cui lei è presidente, usufruirà degli aiuti di Stato alle banche, i cosiddetti “Tremonti bond”? Non entro nei dettagli della gestione, anche perché essendo parte in causa il mio giudizio non avrebbe valore. Penso che i Tremonti bond siano utili nei momenti di crisi, ma certamente non riaprono il canale del credito. Ne agevolano la riapertura, ma il canale del credito si riapre quando si ristabilisce un minimo di fiducia nel futuro.


ILARIO PIAGNERELLI (LUMSA NEWS)
postato da: ilario82 alle ore 23:37 | link | commenti
categorie: economia, lumsanews
20/03/2009

Il Corriere della Sera su Kindle 2, lettore digitale di Amazon

La crisi dell'editoria sta portando nelle società editoriali un vento di innovazione che non spirava dall'inizio degli anni Novanta, quando cominciò la sfida di internet. Con il calo delle vendite e la crisi della pubblicità il giornalismo ha bisogno di trovare nuovi modelli di business. Molti concordano sul fatto che una soluzione possa venire da un sistema facile e immediato di micropagamenti: una rivoluzione simile a quella che iPod e iTunes hanno rappresentato per il mondo dell'industria musicale. In questa prospetiva di innovazione il Corriere della Sera diventa il primo quotidiano italiano a poter essere sfogliato anche sul lettore palmare di libri elettronici Kindle 2 della Amazon, che permette di leggere libri e riviste in formato elettronico con una modalità di fruizione simile a quella cartacea. Grazie all’accordo siglato con Amazon, il Corriere della Sera è l’unico quotidiano italiano che, insieme a oltre trenta quotidiani internazionali (dal New York Times al Wall Street Journal) va ad arricchire l’offerta di editoria digitale, prima limitata agli e-book. Ogni mattina i clienti di Amazon, in modo semplice, intuitivo e immediato, possono accedere sul Kindle 2 a tutti gli articoli del Corriere della Sera, ordinati secondo le sezioni del giornale in edicola (prima pagina, primo piano, cronaca, esteri, ecc.). Il lettore digitale, per adesso disponibile negli Stati Uniti, arriverà in Europa a partire dal 2010. L’abbonamento è proposto da Amazon al prezzo di 9,99 dollari al mese. I primi 15 giorni sono gratuiti. L’accordo con Amazon rientra in una strategia di sviluppo volta all’innovazione e al potenziamento della diffusione del Corriere della Sera attraverso nuovi supporti tecnologici. L'ampliamento delle modalità di lettura - carta, internet, mobile - corrisponde alle nuove abitudini dei lettori e alle loro esigenze di mobilità. La sfida dell'editoria dei prossimi anni non può prescindere dalla qualità dell'informazione e dalla capacità di portare le notizie là dove i lettori si aspettano di trovarle.



Marco Pratellesi

postato da: ilario82 alle ore 10:55 | link | commenti
categorie: media, notizie
12/01/2009

Niente crisi per il Monte di pietà

ROMA - C’è un settore creditizio che in tempi di recessione non conosce crisi, anzi si comporta in modo anticiclico, con trend di crescita costanti. È il credito su pegno, il vecchio Monte di pietà. La Banca d’Italia ha rilevato nella prima metà del 2008 un aumento di volumi pari a 320 milioni di euro. Secondo Unicredit, che gestisce i sette banchi della capitale, a Roma il mercato dei pegni cresce in media del 5 per cento annuo, ma il dato è al netto dell’ultima crisi finanziaria. Ancora attorniato da un’aura di onta e di pietismo, il credito su pegno mette gli istituti al riparo dal rischio d’insolvenza, trattandosi di un prestito a garanzia di beni, ma soprattutto conviene a chi contrae il debito. È infatti il modo più veloce per ottenere denaro, senza procedure d’istruttoria e verifica del reddito, e il peggio che possa capitare al cattivo pagatore è di perdere il bene impegnato. Monetizzare un oggetto di valore, di solito oro, argenteria, pellicce e tappeti persiani (ma il Monte di Parigi ammette anche partite di vino), è un modo per avere la liquidità necessaria a ottenere un prestito bancario o per non lasciarsi sfumare un affare. Il mondo imprenditoriale a volte lo adotta per il pagamento dell’Iva, in caso di scompensi temporanei delle entrate.
Uno strumento moderno e funzionale, insomma, ma sul quale gli istituti bancari investono poco o nulla, vuoi perché poco remunerativo – i prestiti oscillano in media fra 30 e 600 euro – vuoi perché dannoso per l’immagine aziendale, essendo considerato l’“ultima spiaggia” di chi ha fatto il passo più lungo della gamba. Negli ultimi quarant’anni, secondo l'organizzazione di categoria Assopegni, i monti di pietà sono diminuiti di 15 unità, passando da 50 a 35 in tutta Italia. Eppure dal 1999 il credito su pegno è considerato un’attività bancaria a tutti gli effetti, che qualsiasi istituto può esercitare in regime di libero mercato. A Roma il banco dei pegni fu istituito da Papa Paolo III Farnese nel 1593. Era l’epoca in cui i frati domenicani e francescani promuovevano questa forma di prestito per contrastare la piaga dell’usura. A distanza di secoli si trova ancora là, in piazza Monte di pietà, a due passi da Campo de’ Fiori. Quasi impossibile, senza andare di persona, ottenere al telefono anche solo il nome del direttore: “Non voglio problemi”, risponde un funzionario appena la segreteria cessa di diffondere ottimismo sulle note di “Don’t worry, be happy”. Il palazzo è antico e malandato, come si addice a uno dei quartieri più veraci della Capitale. Sulla facciata svetta il campanile a vela con l’orologio e un’epigrafe ricorda che il Monte è “Pauperum comodo istituto”, istituito a favore dei poveri. Dentro, grandi ambienti disadorni, un chiostro e una cappella barocca. I cartelli “prestanza preziosi”, “stima argenti e pellicce”, “sala vendite”, ricordano la destinazione dell’edificio.
Al primo piano, sotto il soffitto a cassettoni della sala d’attesa, ecco gli avventori del Monte, una trentina all’ora di pranzo. Teste basse, ogni tanto un’occhiata al numeratore elettronico sulla parete. Sono in maggioranza donne, vestono pellicce che sperano di non dover impegnare e occhiali da sole che le riparano da sguardi indiscreti. Clientela medio-borghese, che nella vita ha messo da parte beni per migliaia di euro e ora sa che al massimo otterrà in prestito un quinto del loro valore di mercato. I tanti “Compro oro” che si contendono la piazza e le vie adiacenti offrirebbero condizioni più vantaggiose, ma non ridanno indietro i gioielli accettati, anzi spesso li fondono. Nella sala accanto, con gli sportelli per la pesa e la stima dei preziosi (il Monte dispone di un apprezzato laboratorio di gemmologia), si entra uno alla volta. Un’affissione avverte che il tasso applicato sul credito è appena salito dal 13 al 13,50%. Per riscattare il bene impegnato si deve restituire entro sei mesi questo interesse più la somma ottenuta in prestito, ma si può anche scegliere di pagare solo gli interessi per un anno. “Facciamo di tutto per permettere ai nostri clienti di riavere gli oggetti a cui tengono – spiega l’avvocato Giorgio Capriccioli, di Assopegni –. È prassi concedere rinnovi fino a un massimo di quattro anni, sempre pagando solo il tasso d’interesse”. La riservatezza è d’obbligo al Monte di pietà: guardie giurate presidiano ogni ambiente. Una di loro ci indica la stanza del direttore. Si chiama Pietro Rossignoli, e il suo studio è quello elegante e lindo di ogni manager che si rispetti. Non ha dati, anzi li ha ma non può darli, spiega. Bocche cucite, chiedere all’ufficio stampa di Unicredit è la parola d’ordine. Non resta che visitare la sala vendite, che custodisce in teche e vetrinette quel 5-6% di pegni non riscattati (dati Assopegni) e in attesa di essere battuti all’asta. I preziosi sono allineati in lotti, ognuno dei quali corrisponde a un debitore: grumi di catenine d’oro che tengono insieme anelli, gemme e spilloni di dubbio gusto. Protette da strati di cellophane, pellicce d’ogni bestia e fattura. Poi i pezzi d’arredamento: teiere, zuppiere e servizi d’argento; sculture d’avorio da 8mila euro. Molti fanno affari con gli orologi: un “Cartier modello Pasha con cassa e bracciale in oro, movimento meccanico automatico e datario” va via per 5mila 432 euro, su una base d’asta di 4mila 500 euro. La differenza andrà all’ex proprietario, tranne un 20% di diritti d’asta. “Molti non sanno che il loro bene non riscattato può fruttare ancora soldi – racconta Capriccioli – e si affidano alla gente poco seria che ne approfitta”.
In piazza del Monte può capitare in effetti di imbattersi in strani personaggi che si offrono di comperare la polizza di pegno dai debitori, cioè si accollano il loro debito per entrare in possesso dei beni impegnati al solo prezzo del prestito più l’interesse. Fanno anche loro parte di questo microcosmo che sembra rimasto fermo a un’era premoderna, così lontano dall’odierno credito bancario e dai prestiti “impossibili” di finanziarie senza scrupoli, ma forse proprio per questo ancora in grado di svolgere la sua pur limitata funzione sociale.


Ilario Piagnerelli (Lumsa News)
postato da: ilario82 alle ore 20:16 | link | commenti
categorie: roma, notizie, lumsanews
26/10/2008

Amazing!



QUI per i sottotitoli.
postato da: ilario82 alle ore 15:14 | link | commenti (2)
categorie: politica, video
01/10/2008

Wall Street recupera e spera nel piano Paulson

FRANCIA E BELGIO SALVANO DEXIA. PERDE ANCORA UNICREDIT: -12,69


ROMA, 1 ott. 2008 - Recuperano i mercati dopo i 1000 miliardi di dollari bruciati a Wall Street nel “lunedì nero”. La borsa americana ha chiuso la seduta di ieri con forti rialzi: il Dow Jones ha segnato un +4,68%, il Nasdaq è salito del 4,97%, mentre l’S&P ha guadagnato il 5,27%. Solitamente ogni crollo di borsa attrae investitori a caccia di acquisti super scontati, ma la ripresa in atto segnala soprattutto che il mercato scommette sull’approvazione del piano del Governo Usa da parte del Congresso. Ieri il presidente George Bush ha fatto appello alla responsabilità dei parlamentari: “Se la nostra nazione continua in questa direzione, le conseguenze economiche saranno lunghe e dolorose”. Le ipotesi allo studio dopo la bocciatura del pacchetto da 700 miliardi non escludono nemmeno una manovra di riduzione dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, per riportare liquidità alle banche. Tuttavia il governatore Ben Bernanke non sembra intenzionato a farlo, dopo aver già abbassato il costo del denaro dal 5,25 al 2% in poco più di un anno. Più plausibile che la Federal Deposit Insurance – l’agenzia governativa che assicura i depositi bancari Usa – innalzi temporaneamente la soglia massima di assicurazione da 100mila a 250mila dollari. La proposta gode dell’appoggio di entrambi i candidati alla presidenza Barack Obama e John McCain, e aiuterebbe piccole imprese e risparmiatori a ritrovare la fiducia nel sistema del credito.
Dall’Europa arriva intanto l’appello delle istituzioni comunitarie a far presto: “La Commissione spera che una decisione venga presa rapidamente per l’interesse degli Stati Uniti e di tutto il mondo” ha detto il portavoce dell’Esecutivo comunitario Johannes Leitemberger, “deluso per la bocciatura del piano di Bush”. L’Unione si sta scoprendo sempre meno immune alla crisi in atto e aumentano i salvataggi pubblici degli istituti più esposti. Dopo il mega soccorso del gruppo bancario-assicurativo Fortis, per il quale i governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno sborsato 11.2 miliardi di euro, eri è stato il turno della banca commerciale Dexia, di fatto nazionalizzata da Francia e Belgio con 6,6 miliardi. “C’era il rischio che Dexia non superasse la giornata” ha detto da Parigi il ministro dell’Economia Christine Lagarde. Operazioni sulle quali la Commissione Ue ha deciso di chiudere un occhio, benché si configurino come aiuti di Stato: “Quando c’è un problema di concorrenza tentiamo di agire senza mettere in discussione altri valori importanti come ad esempio la stabilità finanziaria” ha spiegato Josè Manuel Barroso.
A subire la crisi mondiale in Italia è soprattutto Unicredit: ieri il titolo è stato sospeso più volte per eccesso di ribasso, crollando del 12,69% e chiudendo a 2,72 euro. Il valore delle azioni Unicredit si è più che dimezzato nell’ultimo anno, perdendo il 56,61%, ed è ai minimi da 10 anni a questa parte. “L’unica banca italiana che ha rotto lo stampo nazionale per dispiegare le ali ben al di là del suo quartier generale di Milano, realizzando la metà dei suoi ricavi fuori dall’Italia, sta ora pagando il prezzo”, ha commentato il Financial Times nell’edizione online. “Nel clima odierno – scrive il quotidiano finanziario – essere una banca globale non sembra una così grande idea”. Ft loda invece la cautela della più “conservatrice” Intesa Sanpaolo. Ieri l’istituto di Corrado Passera ha tenuto, segnando un +0,71%, per un valore di 3,485 euro ad azione. Nell’ultimo mese ha guadagnato il 4,68%, mentre Unicredit ha perso il 29,49%.



ILARIO PIAGNERELLI
(LUMSA NEWS)

postato da: ilario82 alle ore 15:51 | link | commenti
categorie: notizie, lumsanews
29/08/2008

Work in progress



Giuro che appena ho tempo posterò tutti i miei articoli olimpici più quelli che sto scrivendo di nuovo agli esteri, più foto e clip sfiziose dall'esilio monzese-meneghino. Risparmiatevi commenti del tipo "e chissenefrega", "ma come facevamo prima", "non potevamo vivere senza", "e ar popolo?"...

postato da: ilario82 alle ore 22:44 | link | commenti (3)
categorie: milano, stage
14/08/2008

L'assistente di Alitalia ha chiuso il blog

24 ore dopo la pubblicazione su Repubblica.it delle foto e dei racconti che documentano l'arte di arrangiarsi a bordo degli aerei Alitalia, il blog dello steward "AviatoreAZ"è stato chiuso. >>

Quel blog era interessantissimo, svelava il dietro le quinte dei voli di linea, i turni massacranti che non traspaiono mai dietro ai sorrisi di assistenti di volo e hostess. Io lo frequentavo da un bel po', ben prima che Repubblica lo "scoprisse", e devo dire che sulla denuncia prevaleva di gran lunga la passione di questo steward per il suo lavoro, per le nuove destinazioni che raggiungeva ogni volta, per i più piccoli dettagli tecnici di strumentazioni e forniture di bordo. Uno così andrebbe promosso, non punito. 
postato da: ilario82 alle ore 20:23 | link | commenti (2)
categorie: notizie
06/08/2008

Agli atleti dico: mangiate cinese

La mensa del villaggio olimpico proporrà agli atleti quattro menu. È normale che gli azzurri tenderanno a mangiare mediterraneo, il cibo di casa nostra, tanto più che saranno controllati a vista dai personal trainer. Ma io consiglio loro di essere curiosi, di mangiare cinese, di provare la cucina indigena. La vera cucina cinese, non quella involgarita che abbiamo in Italia. Le gare richiedono pasti di facile digeribilità e i cibi cinesi sono semplici, mai soffritti, ben cotti e rigorosamente senza sale. Per dare sapidità alle pietanze si usano piuttosto le salse a base di soia. Quindi cautela con quelle piccanti, a base di rafano o con il cren, la radice che in Italia si usa anche per il bollito. Facendo molta attenzione a non irritare la mucosa del cavo orale, si può provare anche il baijiu, liquore tradizionale di cereali (con alcol tra il 40-60%) che sarà servito alla mensa olimpica. Ma molto meglio un bicchiere di vino. Per il resto, riso a volontà (è il loro pane) oppure gli ottimi ravioli ripieni di carne speziata cotti al vapore. E poi tanto pesce: in Cina lo cucinano in modo meraviglioso, fritto o al vapore, magari con una gustosa salsina agrodolce. Ottimi anche i crostacei. Le carni sono soprattutto pollo e maiale, che i cinesi consumano frequentemente ma in quantità modesta, tagliata in piccoli pezzi. Per pulirsi la bocca a fine pasto, consiglio una zuppa preparata nella pentola mongola, una marmitta di rame dove si fanno bollire spaghetti di soia insieme a molluschi (calamari) e crostacei (gamberi) e tranci di pesce in brodo di pollo. Le bacchette poi aiutano a tenersi leggeri: si fanno bocconi piccoli, non ci si appesantisce, ma si ha l’impressione di aver mangiato tanto. Perfetto per uno sportivo che deve nutrirsi e mantenere la linea! Ma alcuni punti fermi della dieta dell’atleta non vanno dimenticati. In generale, un olimpionico dovrebbe apportare 2000-2500 calorie al giorno, suddivise in un 55% di carboidrati, 15% di proteine e 30% di grassi. Significa che un atleta deve mangiare 70-90 grammi di proteine, tanti carboidrati e pochi grassi (attenzione ai condimenti). In allenamento e in gara gli atleti hanno bisogno di zuccheri. In particolare chi fa sport anaerobici (quelli con sforzi brevi e intensi) deve avere i muscoli infarciti di glicogeno. Quindi cereali e patate ai pasti e frutta fresca per il recupero dopo lo stress della gara. Mangiare un frutto tra una gara e l’altra è un ottimo metodo per reidratarsi, avere zuccheri di pronto utilizzo e sali minerali per rimpiazzare le perdite con la sudorazione. Infine bere. Stiano tranquilli gli atleti: bere non appesantisce mai. Sono persone sane e hanno un sistema di regolazione ottimale, che segnala la sete quando c’è vera necessità. Ultima postilla. A Pechino andranno anche tanti spettatori e turisti. Non mangeranno nella mensa ipercontrollata del villaggio, quindi, a maggior ragione, provino la cucina cinese. Unica avvertenza: bisogna scegliere i locali facendo attenzione all’igiene. In Cina questo aspetto qualche volta è un optional.

Carlo Cannella*, Il Sole 24 Ore - 6 agosto 2008
*Ordinario di Scienza dell'alimentazione Università La Sapienza
(testo raccolto da Ilario Piagnerelli)

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categorie: stage, ilsole240re
04/08/2008

Ultimatum scaduto, Teheran lo ignora

Il dossier nucleare iraniano va di nuovo ai tempi supplementari. Sono scadute ieri le due settimane concesse alla Repubblica islamica per dare una "risposta chiara" sul pacchetto di incentivi offerto in cambio della sospensione delle attività nucleari. Ma quella risposta non è arrivata. Guidati dal rappresentante Ue Javier Solana, i Paesi negoziatori del 5+1 (i membri del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania) mettevano sul piatto l'opzione "freeze for freeze", congelamento delle sanzioni in cambio del congelamento dei progetti di arricchimento dell'uranio. Ma "non c'è niente di nuovo", osservava ieri mattina un funzionario Ue, lasciando però trapelare che i diplomatici europei potrebbero concedere a Teheran ancora qualche giorno, prima di dichiarare cessato questo giro di trattative e portare all'Onu la proposta di un quarto round di sanzioni. "Non dobbiamo concentrarci troppo sulla scadenza, l'importante è avere una risposta presto, non in un giorno", è il mantra di queste ore nei palazzi di Bruxelles, che sulla faccenda si giocano anche credibilità politica. In serata il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha però risposto, perentorio: "La nazione iraniana non arretrerà di un millimetro dai suoi diritti". Lo ha detto incontrando l'omologo siriano Bashar al-Assad, in visita diplomatica. Assad ha un filo diretto con Sarkozy, che alla conferenza di Parigi che sancì la nascita dell'Unione per il Mediterraneo gli chiese di "convincere l'Iran" a dimostrare che i suoi piani di arricchimento dell'uranio hanno fini civili e non bellici, come invece temono gli occidentali. Ma è difficile che Damasco, che ha un'alleanza trentennale con Teheran, divenuta asse militare nel 2006, voglia davvero persuadere Ahmadinejad e il capo supremo della repubblica, l'ayatollah Ali Khamenei, a desistere dalle ambizioni atomiche. "Penso che l'Iran non abbia alcuna intenzione di possedere armi nucleari", aveva detto Assad a Sarkozy, pur promettendo i suoi buoni uffici per superare lo stallo. Il primo a chiudere alle potenze del 5+1 è stato il rappresentante iraniano presso l'Aiea (l'agenzia Onu per l'energia nucleare) Ali Soltanieh: "Non abbiamo mai discusso né ci siamo accordati sul cosiddetto termine di due settimane". Mentre a Colombo, in Sri Lanka, il ministro degli Esteri di Teheran Manouchehr Mottaki ha detto che non accetterà scadenze e ha tirato dritto sul nucleare, annunciando progetti di cooperazione con altri Paesi per lo sviluppo di tale tecnologia, sotto la supervisione dell'Aiea. Una precisazione, quest'ultima, che motiva anche la polemica sollevata negli ultimi giorni dai media iraniani sull'India. Paese che pur non avendo mai aderito al Trattato di non proliferazione - a differenza dell'Iran - e pur avendo testato illegalmente diverse bombe atomiche, si gioverà anche di un accordo con gli Usa - benedetto dall'Aiea - per la fornitura di combustibile nucleare. "L'Iran condanna il doppio standard degli Stati Uniti", titolano i giornali. Morde il freno intanto Israele, che dopo il collaudo dei nuovi missili iraniani a lunga gittata Shahab-3 si sente sempre più sotto il tiro dei pasdaran. "Pensiamo che l'Iran raggiungerà la piena capacità di arricchimento nel 2009 e dal 2010 potrà arrivare allo stadio militare. E' inaccettabile che possa diventare una potenza nucleare", ha detto ieri il vice premier Shaul Mofaz in visita a Washington. "E' una corsa contro il tempo, e il tempo sta volando". "Abbiamo tergiversato abbastanza", concorda il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.

Ilario Piagnerelli, Il Sole 24 Ore - 3 agosto 2008
  

postato da: ilario82 alle ore 18:52 | link | commenti (1)
categorie: stage, ilsole240re